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Racconto

LA STORIA DI ABDEL

location_onVia Paolo Veronese, 10148 Torino TO, Italia
personCreata da Labs Firstlife
Tipo di racconto:Storia di prossimità
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LA STORIA DI ABDEL
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LA STORIA DI ABDEL

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Abdel ha sessantasei anni e delle mani che non hanno mai dimenticato. Anche quando la vita lo ha portato lontano dal suo mestiere, le sue dita hanno continuato a ricordare il movimento del filo che scorre nella cruna dell’ago, il rumore leggero delle forbici sul tessuto, il gesto preciso con cui si prende una misura.

Aveva solo dieci anni quando iniziò a fare il sarto, in Marocco. Era un bambino curioso e paziente. Nel piccolo laboratorio del quartiere imparò presto che cucire non era solo un lavoro: era attenzione, rispetto per chi avrebbe indossato quei vestiti, orgoglio per qualcosa fatto bene. Con il tempo diventò bravo, molto bravo. Tanto che riuscì ad aprire due negozi. Le persone venivano da lui per un abito elegante, per sistemare una giacca, per farsi cucire qualcosa che durasse nel tempo.

Per anni la sua vita fu quella: stoffe, clienti, giornate lunghe ma piene di senso.

Poi però le cose cambiarono. Gli affari iniziarono ad andare male. Sempre meno clienti, sempre più difficoltà. Abdel resistette finché poté, ma a un certo punto capì che doveva provare altrove. Così lasciò il Marocco e partì per l’Italia, con la speranza di ricominciare.

Qui trovò lavoro, ma mai più nella sartoria. Fece tanti mestieri diversi: lavori pesanti, precari, quelli che capitano quando bisogna andare avanti e non si può scegliere. Il sogno di tornare a cucire rimaneva lì, in un angolo della sua vita, come una stanza chiusa che non riusciva più ad aprire.

Poi arrivarono anche i problemi di salute. E quando l’azienda per cui lavorava entrò in crisi, Abdel non riuscì più a trovare un nuovo lavoro. Le difficoltà si accumularono una sopra l’altra, finché si ritrovò senza casa. Oggi vive in un dormitorio.

Per molto tempo ha pensato che la sua storia fosse ormai tutta alle spalle.

Poi è arrivata un’occasione inattesa: un progetto di reinserimento lavorativo. Così Abdel ha incontrato una sartoria popolare. Uno spazio nato soprattutto per le donne, ma dove la sua storia e le sue mani esperte sono state accolte con gioia.

La prima volta che si è seduto davanti a una macchina da cucire, dopo tanti anni, è rimasto in silenzio per qualche minuto. Poi ha preso il tessuto tra le mani. E tutto è tornato.

Oggi la sartoria è diventata il centro delle sue giornate. Abdel arriva, saluta tutti, si mette al lavoro. Taglia, cuce, sistema. Quando parla dei vestiti che sta preparando, gli brillano gli occhi come a un ragazzo.

Ma la sartoria non gli ha restituito solo un lavoro. Gli ha dato anche qualcosa che pensava di aver perso: delle persone accanto. Colleghi che sono diventati amici, una comunità che lo accoglie ogni giorno, che si preoccupa per lui, che gli sta vicino. In quel laboratorio non ci sono solo stoffe e macchine da cucire: c’è un luogo dove Abdel non è più solo.

Cucire per lui non è solo un mestiere. È una parte della sua storia che ha ritrovato. È un modo per sentirsi ancora utile, ancora capace, ancora sé stesso.

La malattia lo accompagna ogni giorno e sa che il futuro non è semplice. Ma quando è seduto davanti alla macchina da cucire, con il filo tra le dita e la stoffa sotto le mani, Abdel sorride.

Perché quel sogno iniziato a dieci anni, in fondo, non si è mai davvero spezzato.

Ha solo aspettato il momento giusto per tornare a vivere.

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