Mariam è una donna senegalese di 44 anni che vive in Barriera di Milano, a Torino, insieme ai suoi tre figli minori. Il marito lavora in Francia e invia regolarmente le risorse necessarie per il sostentamento del nucleo e il pagamento dell'affitto. Nonostante questo supporto economico, la famiglia si ritrova improvvisamente ad affrontare una procedura di sfratto per morosità. La causa non riguarda il canone di locazione mensile, che Mariam paga regolarmente, ma l'insolvenza delle spese condominiali accumulate tra il 2023 e il 2025.
Mariam riferisce di non essere stata a conoscenza dell’ammontare di tali spese e di non aver ricevuto comunicazioni chiare in merito. La situazione è aggravata da una gestione dei pagamenti poco lineare: Mariam versa mensilmente una quota aggiuntiva di 80 euro per coprire un vecchio debito, ma lo fa in contanti, rendendo difficile la tracciabilità e la prova dei versamenti effettuati. Quando la pratica arriva all’equipe di "La Comunità è di Casa", il debito totale, comprensivo di spese condominiali, riscaldamento e oneri legali, supera i 4.000 euro.
L’obiettivo primario dell’intervento è la salvaguardia dell’abitazione, in attesa che Mariam possa ottenere un alloggio popolare per il quale ha già accumulato un punteggio significativo in graduatoria. Grazie all’assistenza dell’avvocata del progetto, durante l’udienza di dicembre 2025 viene richiesto e ottenuto il cosiddetto "termine di grazia". Il giudice concede tre mesi di tempo, fino a marzo 2026, per sanare la morosità ed evitare l’esecuzione dello sfratto.
Questo periodo viene utilizzato per un intenso lavoro di accompagnamento finanziario. Gli operatori del progetto aiutano Mariam a ricostruire con esattezza l’ammontare del debito e a interfacciarsi con il marito per reperire fondi extra. Parallelamente, emerge un’altra criticità: Mariam ha una pendenza fiscale di oltre 20.000 euro legata a una vecchia partita IVA aperta e mai gestita correttamente. L'equipe la supporta attivando una consulenza specifica per affrontare anche questo debito tributario.
Nonostante gli sforzi, il nucleo non riesce a coprire l’intera somma entro la scadenza fissata dal tribunale per la convalida dello sfratto. La proprietà si mostra inizialmente rigida, rifiutando proposte di rateizzazione e pretendendo il saldo integrale. Per evitare il fallimento del percorso, l’equipe costruisce una soluzione finanziaria corale.
Attraverso un’operazione di micro-sussidiarietà, vengono raccolte le somme necessarie: una quota di 1.000 euro viene messa a disposizione direttamente dalla famiglia; l'associazione Almaterra copre le spese legali per circa 1.040 euro; infine, il Fondo Sostieni Aurora, fondo comunitario e mutualistico di quartiere gestito dalla Fondazione di Comunità Porta Palazzo, interviene con un prestito infruttifero di 2.207 euro. Mariam firma un contratto di prestito impegnandosi a restituire la somma in rate sostenibili, supportata nel monitoraggio del piano di rientro dagli operatori del territorio. Grazie a questo sforzo collettivo, il debito viene estinto il giorno prima dell’udienza finale del marzo 2026, portando alla chiusura definitiva della procedura di sfratto. La storia di Mariam evidenzia come prossimità e mutualità possano ricucire le lacune della burocrazia e trasformare un debito paralizzante in un percorso di cittadinanza consapevole.