C’è un momento preciso in cui l’aiuto smette di essere solo un gesto spontaneo di buon cuore e diventa un atto professionale di trasformazione sociale. Per Rosalie quel momento giunge con una partita IVA e con la geografia del quartiere Aurora.
Da molti anni, Rosalie divide le sue giornate in due momenti importanti: di mattina svolge al lavoro silenzioso ed essenziale come colf, di pomeriggio si dedica instancabilmente e volontariamente alla comunità filippina con l’associazione Associazione Culturale Filippina del Piemonte, di cui è stata Presidente per 12 anni. Un’esistenza passata ad accompagnare altre persone, spesso senza avere per sé gli strumenti tecnici per superare le strette serrature della burocrazia.
Il 2021, con il finire dell'emergenza Covid, avviene il primo importante incontro che segna una svolta fondamentale per il percorso di autodeterminazione di Rosalie. Dapprima, l'incontro con la Fondazione di Comunità Porta Palazzo e il conseguente ingresso nel progetto "Aurora Comunità di Cura", sono stati non solo un’opportunità lavorativa ma un processo di riconoscimento che ha validato le competenze e l'autostima di Rosalie. Infatti, subito dopo, sempre insieme alla Fondazione di Comunità Porta Palazzo e all'equipe della Fondazione Ufficio Pio, Rosalie ha intrapreso un percorso di crescita personale per approdare al raggiungimento di competenze tecniche validate.
Nell'arco di 5 anni, Rosalie percorre autonomamente la strada che più le piace, con il supporto della Fondazione, e ricopre oggi due ruoli: Tutor dell'Energia Domestica, per dare supporto alle persone che hanno bisogno di chiarimenti in merito ai consumi in casa propria, e Operatrice di Prossimità, per supportare le persone fragili con reddito basso nel richiedere sussidi e supporto da parte di progetti sociali nel Terzo Settore e nell'amministrazione pubblica. Il suo percorso diventa dunque una traccia importante di ciò che la prossimità si pone di fare: trasformare una beneficiaria in una persona autonoma e competente. La sua scelta di aprire la partita IVA non è solo una questione fiscale, ma un gesto di emancipazione, per spendere dignitosamente i suoi ruoli in future professioni.
L'efficacia dei ruoli che Rosalie sta rivestendo si misura nei fatti, soprattutto laddove il sistema si inceppa. Il caso di una donna filippina coinvolta in un grave incidente stradale ha messo alla prova la sua capacità di manovra. La donna, arrivata in Italia e abbandonata sotto eccessive pratiche burocratiche, si è ritrovata in un letto d'ospedale senza permesso di soggiorno e senza tessera sanitaria. Mentre il sistema ospedaliero premeva per le dimissioni, che avrebbero significato la fine di ogni speranza di riabilitazione, Rosalie ha agito come un perno tra le istituzioni: ha parlato con i medici, ha incalzato l’Ufficio Migrazioni, ha mediato tra Prefettura e Questura, sottraendo ore al proprio lavoro per presidiare quegli uffici che spesso sembrano impenetrabili e incomprensibili. Non è stata la compassione a risolvere il caso, ma la competenza: in meno di una settimana, Rosalie ha ottenuto la ricevuta del permesso di soggiorno, garantendo alla donna l'accesso alla clinica riabilitativa. Senza quella mediazione tecnica, il destino della paziente sarebbe stato l'invisibilità.
Il 3 marzo scorso, la famiglia della donna assistita ha ringraziato Rosalie con dei fiori e una torta in occasione del suo compleanno. Ma il vero segno del successo di questa pratica di prossimità sta nelle parole della donna infortunata: “Quando guarisco, voglio fare volontariato per restituire ciò che ho ricevuto”.
La prossimità, per Rosalie, è un’energia circolare. La sua figura rompe i confini di chiunque rischi di scivolare nei margini della società, nelle sue parole c’è la consapevolezza di chi sa che la dignità passa dal riconoscimento di un ruolo: “Se non ho le competenze, non ho il coraggio di parlare con le istituzioni; se non ho un ruolo, non posso farmi valere. Il mio ruolo di Operatrice di Prossimità vale molto.”
Per chi lavora nel Terzo Settore, la storia di Rosalie è la conferma che l'aiuto non è mai un atto unilaterale, ma un investimento sulla capacità di una persona di farsi, a sua volta, guida per chi ha di fronte.