I cortili interni degli edifici che si affacciano su Corso Farini (gestiti dall' Agenzia Territoriale per la Casa - Piemonte) sono descritti come luoghi di vita quotidiana, attraversati da famiglie e bambini. Negli anni, gli spazi che un tempo accoglievano attività sociali, momenti di gioco o iniziative comuni sono stati progressivamente trasformati in aree di parcheggio abusivo, riducendo le possibilità di incontro e di gioco all’aperto.
Durante i mesi estivi, bambini e ragazzini continuano a utilizzarli come spazi di gioco, ma in modo spontaneo e non organizzato. In alcune occasioni, associazioni e fondazioni hanno provato a riattivare questi luoghi con feste, laboratori o piantumazioni collettive, nel tentativo di ricostruire un senso di cura condivisa.
Alcune esperienze positive mostrano come i cortili possano tornare a essere luoghi di relazione. Piccoli gesti — come residenti che annaffiano le piante o curano aiuole e decorazioni — indicano che una parte della popolazione sta sviluppando una nuova sensibilità verso la cura del luogo, seppur fragile e disomogenea.
Nei cortili interni emergono anche tensioni tra residenti: da un lato anziani e famiglie italiane di lungo corso, più legate a un’idea di ordine e quiete; dall’altro nuove famiglie, spesso di origine straniera, con stili di vita e abitudini diverse.
Si segnalano attriti legati al rumore, al gioco dei bambini, alle occupazioni abusive o alla gestione degli spazi comuni. Tuttavia, queste conflittualità vengono percepite come contenute ma persistenti, sintomo di una frammentazione sociale che si riflette anche negli spazi fisici.
I cortili rappresentano una “frontiera interna” della vita comunitaria: spazi fisicamente chiusi ma socialmente porosi, dove si concentrano le dinamiche più intime del quartiere. Pur segnati da degrado e mancanza di regole condivise, conservano un potenziale di rigenerazione: luoghi dove attivare processi di convivenza e micro-socialità a partire da azioni concrete.